Guillevic

Ok

En poursuivant votre navigation sur ce site, vous acceptez l'utilisation de cookies. Ces derniers assurent le bon fonctionnement de nos services. En savoir plus.

31 août 2016

Du ventre de la terre

 

 

 

 

 

 

Vau en Pré,Guillermet JP©JFGuillermet

 

 

 

Il ne s'appelait pas frère

Il ne s'appelait pas bête

Fils de l'homme peut-être

On ignore  qui a laissé choir sa nacelle

Dans l'herbe folle

C'était la saint Jacques

on lui a donné le nom du jour

Lui est resté le gout du lait de brebis

qu'on lui faisait couler en bouche

Il a grandi Jacques, il a forci

A sept ans il tenait fourche et faux et regardait au loin

tomber les nuages de la robe de Dieu

Écrire il n'a jamais su

 Trop d'eau dans sa tête disait-on

Il lui manque un vendredi

À 17 ans il a voulu porter chasuble

et paroles dans les prés

Un jour, il s'est glissé dans la chapelle

 Les poches pleines d'argile

A craché dans ses mains

A essayé sur la pierre des lettres des bâtons

A dessiné l'enfant inventé de rien

avant la vie après

Frère Jacques né du ventre de la terre

 

 

Pour Jean-François Guillermet

22:12 Écrit par Paola Pigani dans Poésie, Voyage | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : guillermet jf, vaux en pré

27 août 2016

Let it be

2 What a beatle!.jpg©paolapigani

22:43 Écrit par Paola Pigani | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : lorient, beatles

26 août 2016

Naufragio e terremoto

 

 

 

 

Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.
Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.
Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.
“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione.

Erri De Luca

 

22:30 Écrit par Paola Pigani | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : erri de luca, amatrice